le artiste / i - 2010
 
edizione 2009


25 APRILE 2010

La ricorrenza della Liberazione quest’anno risveglia in me ricordi per nulla
solenni e anzi addirittura apparentemente frivoli. Mi viene in mente infatti che nella grande comune gioia perchè la guerra era finita e il nazifascismo abbattuto anche col coinvolgimemto di molti e molte tra noi per libera e drammatica decisione, e l’avvenire aperto davanti a noi come una avventura tutta di inventare e percorrere, mi viene in mente dunque qualcosa che ci fu rimproverata come poco decorosa. Tra le prime attività che avviavamo noi, i e le giovani, si manifestò una sfrenata voglia di ballare e ballavamo ovunque: per tutta la durata della guerra non era stato possibile, nè desiderato.
Dopo la fine, dopo il 25 aprle 1945 era tutto diverso; diversa in primo luogo la musica..Furoreggiava il boogie woogie con Chattanooga e ci sfrenavamo buttando via la tradizione di prima, quando si andava a ballare accompagnate dai genitori o in case private. Invece qualsiasi cortile o spazio o stadio o palesrra o piazza ci bastava: la cosa non fu benaccetta, molti più anziani o conservatori scuotevano la testa, dicendo con voce scandalizzata e volti pieni di rimprovero:”Ballate sulle rovine!”. Ma non ci lasciavamo impressionare, replicando: ”Le rovine non le abbiamo davvero fatte noi e meno
male che abbiamo ancora caviglie abbastanza forti da non slogarcele neanche ballando sulle rovine!”. E avanti a ballare senza sosta.. Era una reazione vitale dopo tanta morte. Ma aveva anche una valenza politica più profonda. Dicevo che era cambiata la musica: infatti era diventato possibile ascoltare jazz, che duirante il fascismo era vietato e definito con disprezzo razzista: “musica negra” (già un po’ meglio che in Germania, dove tutto veniva definito “arte degenerata”). In Italia solo Gorni Kramer cambiando le parole e con arrangiamenti più accetti era riuscito a far passare qualcosa dei nuovi ritmi. Ne eravamo davvero curiosi e curiose. Capimmo che la guerra fascista ci aveva già portato via anni di vita, e a molti anche la vita, ma il regime per ventanni ci aveva addirittura derubati di una qualsiasi interlocuzione con la cultura che avveniva nel resto d’Europa e del mondo. Volevamo assolutamente recuperare la conoscenza delle arti e della letteratura ecc.Tutto ciò che durante il fascismo non era accettato, per esempio il cinema di Charlie Chaplin, quello di Marlene Dietrich, di Alida Valli, di Massimo Girotti, e la narrativa che fu poi raccolta e tradotta da Vittorini e in seguito da Fernands Pivano,. insomma un mondo.
Che emozione vedere per la prima volta riprodotto Guernica, che da noi non era
mai stato visto e che rappresentava la guerra che entra nelle case del villaggio
basco fatto bombardare da Hitler durante la guerra civile spagnola in appoggio a Franco.Capivamo che eravamo stati e state tagliati fuori da comuni sentimenti del
resto d’Europa, che la nostra ignoranza politica.
Era anche segregazione e arretratezza culturale, sia pure incolpevole.
Quando pochi giorni fa abbiamo manifestato davanti alla Rai per ottenere il rientro dei programmi di approfondimento critico, vietati con mossa prefascista e dopo brevi interventi, abbiamo cantato a gran voce “Bella ciao”, mi sono commossa e consolata
nello stesso tempo: sembriamo un paese addormentato e inerte, ma sotto la cenere
non tutto è spento, anzi incomincia a bollire, e speriamo che si mantenga questo lieve ma tenace fuoco sotterraneo e che ci scaldi ancora e ci conservi la forza di indignarci e protestare.

Lidia Menapace

 




A Memoria d’Arte/2
cartella stampa
articolo Arena 15_04
articolo Corriere 17_04
articolo Corriere 18_04
articolo Manifesto 18 04
articolo Arena 21_04

Comunicato pink_provincia


le foto dell'installazione
in Piazza dei Signori
gallery A galleri B
gallery C

foto Istituto storico
foto Osteria ai Preti

foto Circolo pink
foto Malacarne

Collettiva, per
moltiplicare le idee, le
aspirazioni, i sogni, per
ritrovare e rafforzare ricordi
che via via sbiadiscono, ricordi
che oggi qualcuno vorrebbe
cancellati o sfigurati.
Il 25 Aprile di sessantacinque
anni fa eravamo libere e
liberi, liberate e
liberati dagli orrori del nazifascismo.
Lo ricordiamo e lo rivendichiamo
oggi, con l’arte, per le vie di
Verona, in dieci piccoli grandi spazi,
con il lavoro di settantasei
artiste e artisti,
nell’ intesa
comune che permette
alla Memoria di
diventare Collettiva.




organizzazione e coordinamento
CIRCOLO PINK GLBTE VERONA
WEK END IN MOSTRA
scarica depliant



comunicato stampa
mostra

installazione vivente






organizzazione e coordinamento CIRCOLO PINK GLBTE VERONA
info mostra: 340 2903991 - info@circolopink.it
 
 

Intro PINK