25 APRILE 2009
Erano allora gli anni della più assoluta ingiustizia.
Eravamo giovani e ci ripugnava l’infamia brutale caduta sui
nostri fratelli innocenti. Scesero i barbari ancora,
scesero per soggiogarci, per umiliarci e per assassinarci.
La nostra esistenza non era più degna di essere vissuta.
I nostri fratelli e i nostri padri torturati ed uccisi.
Le nostre madri affrante piangono ancora e per sempre
i corpi straziati dei loro figli.
Meglio la morte che il disonore, meglio la morte che quel dolore.
E noi abbiamo sentito il bisogno di ribellarci e noi ci siamo ribellati.
Settant’anni sono passati. Settant’anni che bastano a compiere
la nostra estinzione, la legge spietata di madre natura.
Io sono vivo e voglio ancora una volta tornare sui luoghi di quell’allora.
Eccomi, dunque nel lager di Flossenbürg a un lato del triste edificio del
suo crematorio. Resto immobile ai piedi di
una grande piramide di ceneri umane.
Una piramide di ceneri coperta di erba viva, fresca e ben curata.
Dal cuore di questo simbolo verde mi giunge
un richiamo, una voce, un segno
del tutto speciale, intimo, personale e mio, solo mio.
E’ il silenzio buio e profondo dei morti, il silenzio
di quelli che ho visto da vivi.
Il silenzio di un fatto compiuto, un fatto avvenuto,
un fatto che non può più esser disfatto.
Ma perché mai mi sono spinto fin qui a risvegliare
un passato che non può dormire? Un passato che non deve sparire?
La mia non è che una debole voce, una voce confusa
fra mille ed altre mille di voci.
Una voce qualunque, solitaria in questo suo silenzio di
sguardi, gli sguardi che hanno guardato i miei occhi
un attimo prima di essere spenti.
Così, forse così,attraverso di me passa un messaggio,
un presagio e un consiglio a tutti gli uomini giusti,
a tutti quegli uomini che vogliono essere giusti.
Una verde piramide di ceneri, una grande
piramide di uomini che furono giusti.
Un grande cumulo di anime fuse e confuse
in silenzio, in un lager qualunque,
in un’infamia che resta non certo qualunque.
Vittore Bocchetta
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A Memoria d’Arte
Collettiva, per
moltiplicare le idee, le
aspirazioni, i sogni, per
ritrovare e rafforzare ricordi
che via via sbiadiscono, ricordi
che oggi qualcuno vorrebbe
cancellati o sfigurati.
Il 25 Aprile di sessantaquattro
anni fa eravamo libere e
liberi, liberate e
liberati dagli orrori
del nazifascismo.
Lo ricordiamo e lo rivendichiamo
oggi, con l’arte, per le vie di
Verona, in nove piccoli grandi spazi,
con il lavoro di quarantadue
artiste e artisti, nell’ intesa
comune che permette
alla Memoria di
diventare Collettiva.
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