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Circolo Pink
gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, eterosessuali Verona

COMUNICATO STAMPA

Un presidente Omofobo, Damiano Tommasi inaugura il suo medio-evo nel calcio. 

Dalle parole del presidente dell' AIC nell'intervista rilasciata a Klaus Condicio, il programma condotto da Klaus Davi su You Tube, riusciamo ad isolare un unica verità: L'omosessualità nel calcio è, e rimane, un grosso tabù.
E' giusto che Tommasi sappia che le sue invettive contro gli omosessuali arrivano dritte al bersaglio. Poco importa se poi il bersaglio è 
un ragazzo o una ragazza che non sa ancora come vivere serenamente la propria sessualità in una società che si sente rassicurata nel respingere e non accettare le differenze legate alla sessualità e all'identità di genere. Ignora che lo sport è per molti una valvola di sfogo, un mezzo che azzera le differenze, che unisce e crea confronto, e che spesso viene utilizzato dai giovani  proprio per uscire fuori, per migliorarsi, per accettare se stessi e gli altri.
Eppure a preoccupare Tommasi è proprio quel "uscire fuori", e infatti suggerisce di fare l'opposto con il suo "coming in".
Ficcarsi tutto dentro e non disturbare. Silenzio. Ma probabilmente questi sono pensieri troppo elevati e bisogna guardare tutto dalla giusta ottica. E con "giusta ottica", è chiaro, si intendono gli interessi economici.

Qui si difende una categoria che rende bene, un commercio che gira intorno ad un immagine di stereotipata mascolinità,
che va preservata perché così si preserva la virilità dello spettatore medio, quello che paga l'abbonamento, i giornali, che segue le tribune televisive, che si lascia rincretinire dal tifo (il nostro ex premier conosce molto bene questo meccanismo). Insomma qui parliamo di commercio, del calcio sempre più show business e sempre meno sport.
Ci piacerebbe definire Tommasi un extraterrestre, ma è chiaro che in un paese in cui i giovani vedono come modelli da
imitare ricchi calciatori e procaci veline, un pensiero come il suo non può che essere bene accolto.

Capiamo la sua ottica, quale omofobo infatti non sentirebbe il bisogno di stigmatizzare l'omosessualità trovandosi nella posizione di dover "difendere" uno sport che qualcuno potrebbe banalmente riassumere come "un gioco in cui squadre composte esclusivamente da maschi sudati, rincorrono una palla per 90 minuti, guardati a vista da un uomo col fischietto e incitati da un pubblico di solo maschi per lo più sovraeccitati. E alla fine i giocatori si fanno pure la doccia assieme."
Non potendo infilare fra un tempo e l'altro delle eterorassicuranti minorenni/acrobate (scaltri gli americani che c'hanno pensato prima di noi con il loro Football e le loro avvenenti Cheerleaders), un "non siamo gay e chi lo è abbia almeno il pudore di tenerlo per se" ci sta davvero bene...

Ecco che, allora, Tommasi ci tiene a farci sapere che per lui gli omosessuali sono persone con una sessualità  "fuori dal seminato" poco "sobrie" e imbarazzanti allorché collocate in un contesto riservato a soli uomini eterosessuali, come ritiene essere uno spogliatoio maschile.
Chiaro che un commento simile poteva arrivare solo dal presidente dell'associazione "calciatori". Gli altri sport, quelli seri, le "discipline" (chi accosterebbe la parola disciplina ad un giocatore di calcio nostrano?), gli sport che non orbitano su enormi interessi economici, possono ancora permettersi di rompere le barriere piuttosto che costruirne.

La soluzione ideale per tutti, per Tommasi in particolare, sarebbe quella di spedirlo in Russia dove si sta pensando ad una legge per multare gli omosessuali che dichiarano il proprio orientamento sessuale in pubblico. Magari si ritroverà con l'amato stipendio italiano dimezzato, ma siamo certi che sarà felice di vivere in un posto dove, finalmente, i gay terranno chiuse le bocche e vivranno la loro sessualità come un presidente di un'associazione dalla dubbia utilità aveva capito da tempo: reprimendo, tacendo, mentendo e soprattutto non mettendo in imbarazzo gli eterosessuali che vogliono semplicemente, parole sue, "lavorare e vivere civilmente".

Il circolo Pink di Verona

Vr 30 novembre 2011
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Articolo Gazzetta dello Sport

http://www.gazzetta.it/Calcio/29-11-2011/coming-out-tommasi-frena-gay-calcio-ancora-tabu-803899368813.shtml

Tommasi e i gay nel calcio "Meglio non fare coming out"
MILANO, 29 novembre 2011

Il presidente dell'Assocalciatori: "Nel nostro mondo si potrebbe creare imbarazzo. E io non ho mai conosciuto giocatori omosessuali"

"Coming out nel calcio? Da sconsigliare. Il fatto di essere individuato o additato come 'quello che', dimenticando la propria professione, quindi il giornalista, il calciatore o il politico, non penso sia una strada consigliabile". E' il pensiero del presidente dell'Assocalciatori Damiano Tommasi, intervenuto alla puntata di KlausCondicio, il programma condotto da Klaus Davi su You Tube, dedicata al tema "calcio, politica e omosessualità".
spogliatoi — "L'omosessualità nel calcio è ancora un tabù nella misura in cui c'è una convivenza tra colleghi diversa da ogni altra professione. Esprimere la propria preferenza sessuale è difficile in tutti gli ambiti professionali, ancor di più per un calciatore che condivide con i suoi colleghi lo spogliatoio, quindi anche la sua intimità con altri. Nel nostro mondo si potrebbe creare imbarazzo; uno sport dove ci si spoglia, potrebbe diventare una difficoltà in più nella convivenza. In altri ambiti professionali, penso ai giornali o tra gli impiegati di banca, questo non accade. Per cui è più facile esprimere se stessi. Penso, a titolo personale, che si possa vivere anche non manifestando le proprie tendenze oppure vivendole in maniera sobria. Credo che individuare un giornalista, un politico o un personaggio pubblico come 'quello che' non faccia bene al coming out. Per chi ha questo tipo di tendenza e di difficoltà a esprimersi il primo passo sia il coming in, capire cioè dentro di sè quanto e se è il caso di esprimere all'esterno eventuali dubbi ed eventuali certezze che possono però accendere la miccia della comunicazione, con il rischio che poi una cosa intima e personale diventi la marchetta raccontata pubblicamente anche in maniera dequalificante".
privacy — "Un calciatore gay ha paura di rivelarsi? Escludo che nel calcio non si faccia coming out per paura o timore - continua Tommasi - piuttosto non lo si fa per una questione personale; non credo ci sia bisogno di andare a raccontare le proprie preferenze sessuali per poter lavorare o per vivere civilmente, con assoluta tranquillità. Nel nostro ambiente ogni cosa che esce dal seminato diventa un boomerang anche per chi una situazione la vuole portare a conoscenza. Io personalmente non ho mai conosciuto calciatori gay. Poi magari li ho conosciuti senza sapere che hanno tendenze omosessuali".

Gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA


aricolo Arena di Verona 1 dicembre 2011