| TEL AVIV _28_ giugno_2002 | |
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di: Massimo Mele |
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Al motto
di "Quest'orgoglio non si puo' fermare' si e' svolto ieri senza problemi,
anche se con una partecipazione quasi dimezzata rispetto all'anno scorso,
il Pride 2002 di Tel Aviv. Al ritmo della musica techno di alcuni carri
di famose discoteche gay della citta', come the Dome, la parata ha percorso
tutta via Gavirol, da Piazza Rabin al parco dove si e' svolto il concerto
finale. Ci sono tutti, o quasi, visto che dei gay del Likud non c'e' traccia
(il Likud e' il partito di destra israeliano, decisamente antigay, come
AN e Forza Italia, che pure hanno i loro "sostenitori" gay!). Con lo stesso
slogan si presentano Meretz, il partito di estrema sinistra e lo Shinvi,
il partito liberale (orgoglio in meretz/shinvi), che pero' in comune,
mi dice Exal, hanno solo lo slogan, visto che Meretz si occupa di diritti
e liberta', mentre i liberali si battono per la separazione fra stato
e chiesa, ma per fare cosa non si sa. Il Labour party e' presente con
due bandiere tenute da due ragazzini del gruppo gay del partito: ma il
partito che fa per i gay? Non lo sanno. Con delle grandi "foglie" rosa
con scritte nere arriva lo striscione del Partito della foglia verde (Allee
yaohr), che si batte per la legalizzazione delle droghe, i diritti civili.
Come i radicali? No, loro si battono per i "diritti e le liberta' civili
degli sfruttati non per quelle dei padroni". mentre mi avvicino al palco,
vedo un grande raggruppamento di persone vestite di nero con grossi cartelli
e striscioni: che si tratti di black block? No, sono del gruppo GLBT "I
panni sporchi" che con una scenografia votata al nero e rosa e legati
da una catena di cartone nero, si muovono dietro un grande striscione
con la scritta "Non c'e' orgoglio nell'occupazione", tema che ricorre
in tutti i loro cartelli (mangia Bush, eleggi qualcun altro, oppure "frosci
e lesbiche control'occupazione", "Transgender not transfer", e il piu'
classico "Liberta' per la Palestina") negli slogan e nell'abbigliamento
che oltre al nero (persino le bandiere rainbow sono grigie e nere) prevede
keffiah sulla testa in perfetto stile militante. In particolare alcune
ragazze, sicuramente molto belle, con la faccia coperta dalla keffiah
e le tette scoperte saranno al centro della scena mediatica. Il mio stupore
e' grande, visto che non mi aspettavo una tale radicalita' di contenuti
in un gruppo gay lesbico israeliano. Eppure alla domanda sulla Palestina
e l'occupazione israeliana sono davvero pochi quelli ad essere d'accordo,
come un ragazzo con la bandiera rainbow e quella israeliana che sostiene
il suo orgoglio di gay e di israeliano. La guerra? Certo vorrei la pace
ma, Sharon docet, "non c'e' nessuno con cui parlare dall'altra parte".
Fortunatamente la sua posizione e' di gran lunga minoritaria nel corteo,
e, a parte qualche eccezione come i Liberali, tutti gli altri si pronunciano
per la pace, per la ripresa del dialogo e per la fine dell'occupazione:
"Noi festeggiamo mentre i diritti di altri sono cancellati" mi dice Simona
del Klaf (The lesbian feminist community). La incontro sotto un tendone
nero ai lati del quale, striscioni viola, riportano il nome del gruppo
e alcuni slogan come "Femminismo = pluralismo", oppure "diritti uguali".
Mi dice che la loro e' l'unica organizzazione lesbica di Israele, ma le
lesbiche sono numerose in tutti i gruppi. Come ci muoviamo il caldo arriva
a temperature stratosferiche. Per fortuna qualcuno di buon cuore ci lancia
l'acqua dalla finestra. Eh si, anche questo e' un modo di partecipare.
Mi fermo sotto una palma a bere qualcosa e nel frattempo mi passano davanti:
Agoudah del sud Israele, i Genitori alternativi (coppie gay e lesbiche
con figli), i genitori di figli gay e lesbiche (simile all'AGedo), i giovani
di Agoudah, con appresso un carro pieno di bambini di coppie gay e lesbiche
che "spara" acqua sulla folla, un gruppo di ebrei di Amsterdam venuti
apposta dall'Olanda (siamo venuti comunque perche' "non molliamo contro
il terrorismo", mah). Poi ancora il PCGRI, Political council for gay rights,
gruppo trasversale che si occupa di collegare il lavoro dei gruppi di
pressione glbt con la Knesset, pubblicando anche un report annuale dei
lavori parlamentari. Passa Aguda (SPPR) del sud Israele con annesso sponsor
commerciale (altrimenti come lo paghiamo lo striscione" mi dicono); Luis
del Keshet Gaavah mi dice che la prossima settimana nel Kibbutz Givat
Jabiva ci sara' il Congresso mondiale degli ebrei glbt. Mi dispiace non
ci saro', ma mandami materiale, e ci scambiamo la mail. Poi ancora il
Jaffa Forum, gruppo GLBT operante da tre anni, il Gerusalem Open House,
con uno striscione bilingue (anche in arabo, oltre che in israeliano,
uno dei pochi per la verit') che dice "Amare senza limiti", parlo con
Menashe del gruppo che mi spiega come la vita a Gerusalemme sia molto
diversa da Tel Aviv, per la convergenza della parte piu' conservatrice
e oppressiva di ben tre religioni (e posso confermare che al mio arrivo
a Gerusalemme con la maglietta del Pride tutti gli ebrei mi hanno guardato
malissimo e alcuni di loro mi hanno anche urlato qualcosa dietro, "fortunatamente"
la presenza della polizia gli ha impedito di assaltarmi!). Siamo ormai
in dirittura d'arrivo e mi avvicino di nuovo al Black Loundry, vera "pecora
nera" (in ebreo bucato e pecora sono molto simili) del corteo, ma accolta
con simpatia, anche se un po' stupito, un po' da tutti. Ori mi racconta
della difficolta' a portare avanti una politica di pace in Israele, che
il Pride, per quanto commerciale e antipolitico, e' comunque un luogo
altro rispetto alla vera Israele, che non e' solo Tel Aviv, anzi possiamo
dire che Tel Aviv sta' a Israele come Berlino alla DDR (l'ex Germania
dell'est). Mi dice che non hanno molti rapporti con gli altri gruppi GLBT
xche' loro non prendono posizioni nette sull'occupazione che per loro
e' fondamentale nell'impegno politico, perche' "l'occupazione e' una violazione
dei diritti umani e i diritti o sono per tutti o sono un privilegio (stesso
slogan dei gruppi glbt italiani nell'impegno contro la guerra e in favore
dell'articolo 18)". Mi da' appuntamento a Sabato davanti all'ambasciata
americana per una manifestazione pacifista, ma non potro' esserci perche'
saro' a Gaza per incontrare il sindacato palestinese e vedere personalmente
il risultato dell'occupazione e della guerra. Ci scambiamo gli indirizzi
e ci lasciamo. Mentre dal palco cominciano gli shows e la musica, sempre
rigorosamente techno anche se piu' commerciale, mangio qualcosa e mi preparo
a partire per Gerusalemme dove incontrero' la delegazione CGIL e altri
compagni per il viaggio di domani.
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