Circolo Pink – Giornata della Memoria 2012

Nota su Claude Lanzmann e su Shoah
di Frediano Sessi (da Claude Lanzmann, Shoah, ed. Einaudi, Torino 2007)


Nato a Parigi il 27 novembre del 1925, Claude Lanzmann è stato uno degli organizzatori della resistenza al liceo “Blaise Pascal” di Clermont Ferrand, nel 1943. Ha partecipato alla lotta clandestina in città e poi agli scontri del maquis dell’Auvergne. E’ medaglia alla resistenza con onorificenza, commendatore della Legion d’onore, commendatore dell’Ordine nazionale del Merito e dottore in filosofia honoris causa all’Università ebraica di Gerusalemme, all’Università di Amsterdam, all’Adelphi University e alla European Graduate School. Lettore all’Università di Berlino negli anni del blocco, nel 1952 incontra il filosofo francese Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, di cui diventa amico. Non ha mai smesso, da allora, di collaborare alla rivista “Les Temps moderns” e oggi ne è il direttore. Fino al 1970 svolge l’attività di saggista e giornalista. Negli anni seguenti si impegna esclusivamente nel cinema: dapprima realizza Pourquoi Israël, con il quale ottiene un successo di pubblico considerevole in tutto il mondo, fin dalla sua prima a New York. In seguito, a partire dall’estate del 1973, comincia a lavorare alla realizzazione di Shoah. “Se fossi stato deportato con tutta la mia famiglia, - scrive – non sarei mai stato capace di girare questo film, questo è certo. Per assumere infatti la posizione di testimone dei testimoni occorreva essere allo stesso modo dentro e fuori, o meglio, fuori e dentro”. La lavorazione del film occupa Lanzmann a tempo pieno per undici anni, cinque e mezzo dei quali dedicati al montaggio delle oltre trecentocinquanta ore di ripresa. “Ho cominciato con il leggere. Andavo a tastoni, come un cieco […]. Non mi sono recato subito sui luoghi. Dapprima ho cercato le persone”. Proprio questa ricerca lo obbliga a lunghi viaggi e ad avvicinamenti progressivi, a volte, come fu nel caso dei nazisti, anche pericolosi, per lui e la sua squadra di lavoro. Il suo primo soggiorno in Polonia, sui luoghi del genocidio, risale all’inverno 1977-78. “A quel tempo, - dichiara – ero una bomba carica di sapere, ma senza detonatore. La Polonia è stata il mio detonatore”. La sua emozione più forte è rappresentata dalla scoperta di un villaggio che aveva nome Treblinka e di una stazione ferroviaria, che aveva binari, vagoni, ecc. Tutto è cominciato da lì, e la prima ripresa ha luogo cinque mesi dopo, nell’estate del 1978. A poco a poco le foreste, le strade, la terra nuda, i villaggi, il paesaggio e quel che resta dei luoghi dello sterminio oggi disvelano ombre e lacerti del passato. Il film così gravita attorno all’assenza di tracce, all’inaccessibile, al centro dell’occhio del ciclone, come afferma Lanzmann, e riproduce e comunica quello che era sembrato a tutti l’inimmaginabile.
Nel 1985, quando Shoah, della durata di nove ore e mezza, viene presentato al pubblico, subito si parla di un capolavoro assoluto di arte cinematografica e di storia. A New York, nella pausa tra la prima e la seconda parte della sua proiezione, un rabbino chiede di rimanere in sala per recitare il kaddish, la preghiera per i morti. Lanzmann aveva fatto rivivere concretamente il ricordo di tutti quei morti senza tomba. Oggi, Shoah è considerato il più grande film della storia della cinematografia sull’Olocausto e non solo.
Il 17 ottobre del 2001 Claude Lanzmann presenta, a Parigi, il suo nuovo lavoro: Sobibór 14 ottobre 1943, ore 16. Precedentemente, nel maggio del 2001, il film aveva fatto parte della selezione ufficiale francese del festival di Cannes come opera fuori concorso. Come spiega lo stesso Lanzmann nell’introduzione al testo, il materiale di questo film, montato successivamente, fa parte delle riprese condotte nel corso degli anni Settanta e Ottanta per la lavorazione di Shoah, e nella versione originale è coprodotto dalla Why Not Production, Les Films Aleph – France 2 Cinema, con la partecipazione di Canal + e di France Télévision Images, distribuito dalla Mars Film. “La Shoah non fu solo un massacro di innocenti, ma soprattutto uno sterminio di gente indifesa, ingannata a ogni tappa del processo di distruzione, e fino alle porte delle camere a gas. Bisognava fare giustizia di una doppia leggenda, quella che vuole che gli ebrei si siano lasciati condurre al gas senza presentimenti e sospetti, e che la loro morte sia stata “dolce”, e quella secondo la quale non opposero alcuna resistenza ai loro carnefici”. Sempre nel 2001 Lanzmann, dietro sollecitazione del Ministero dell’Educazione nazionale, accetta di proporre alle scuole francesi che non conoscono ancora Shoah, un’antologia di scene tratte dal suo capolavoro, della durata di 173 minuti. Un’edizione italiana di Shoah è stata mandata in onda, in tarda serata, nell’estate del 1987 dalla Rai; a quasi vent’anni di distanza, nel 2005, in occasione della giornata della memoria, la Tv satellitare Placet ha riproposto l’edizione integrale del film di Lanzmann in quattro puntate.
Tra gli altri lavori cinematografici di Claude Lanzmann, Tsahal, del 1994, un film sul problema complesso e annoso della guerra arabo-israeliana, e Un vivo che passa, del 1997.

 

GIORNO DELLA MEMORIA